Giuliano Dal Molin

Senza titolo, 2002, 200x33x10 cm

Giuliano Dal Molin nasce a Schio (VI) nel 1960, vive e lavora a San Vito di Leguzzano (VI).
Il percorso di formazione e sperimentazione nel campo delle arti visive porta Dal Molin ad avvicinarsi all’arte moderna e contemporanea, per individuare nel 1987 un proprio indirizzo di lavoro. Inizialmente le opere manifestano un dialogo tra materiali come metalli, polveri e pigmenti. Rilievi e forme essenziali – concavi/convessi – tendono quasi ad azzerare il colore di cui rimangono solo delle velature, “tracce del gesto del dipingere”.
Le sue opere vengono selezionate per la partecipazione alle collettive presso la Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia nel 1984, 1989 e 1991; nel 1992 ha una sala personale presso la stessa Fondazione e nel 1993 è presente a DETERRITORIALE alla XLV Biennale di Venezia.
Nel 1996 presenta la serie dei “Cementi”. Nel 1997 compare con forza il colore, inizialmente con campiture monocrome e in un secondo momento con intensi contrasti e profonde dissonanze. In questi anni l’opera si espande nello spazio circostante, diventando spesso un polittico non più a parete ma poggiato a terra, forte di una relazione continua tra elementi. Le forme verticali e orizzontali sono una ricerca di dialoghi tra piani, curve, luci, in un costante e stretto rapporto tra pittura e scultura.
La costruzione diretta è parte integrante del procedimento di realizzazione dell’opera: al supporto viene data una forma concreta, dipinta, che prende vita grazie alla luce. Come dichiara l’artista: “Il lavoro si sviluppa sull’idea dello spazio concepito come forma e colore. Non più scultura o pittura, in senso convenzionale, ma forma composta dal colore o dalla luce del bianco. […] La luce diventa fondamentale, dà vita al lavoro, lo trasforma. […] Tutto questo nel tentativo di trovare una dimensione ed un silenzio interiori”. Il lavoro è una costante indagine per arrivare a forme rigorose ed essenziali, riflesse poi sui concetti di pieno e di vuoto in continuo divenire.
Gli anni Duemila portano all’evoluzione delle idee degli anni precedenti, con una ricerca sviluppata sulla tridimensionalità, che porta l’artista ad indagare sulle forme architettoniche. Le esposizioni che seguono in questo periodo evidenziano un atteggiamento di studio nei confronti dello spazio: l’artista cerca una relazione di sinergia con le forze già presenti nel sito, misurandole e interpretandole. Le opere sono pensate in virtù di un saldo legame sia tra loro che con l’ambiente circostante, in un rinforzo reciproco e continuo.
Le successive installazioni donano nuovo vigore cromatico ad ambienti puliti, con una ritmicità ed una struttura che scandiscono le pareti, restituendo loro un volume. Accompagna questa fase un’accurata ricerca sul colore, che parte dalla storia della pittura per poi manifestarsi nelle opere tridimensionali, nei progetti e nei disegni, risultato di un processo di sintesi volto a togliere l’eccesso e il superfluo per dare voce al colore e alle forme.
Nel 2016 Giuliano Dal Molin è ospite a Napoli con una mostra personale alla Galleria Lia Rumma. Nel 2017 partecipa alla collettiva “L’emozioni dei colori nell’arte” presso il Castello di Rivoli (TO).

Senza titolo, 2001, h 80 cm
Senza titolo, 2001, h 80 cm
Senza titolo, 1998, h 80 cm
Senza titolo, 2001, 250x30x12 cm
Senza titolo, 1999, h 200 cm
Senza titolo, 1999, h 200 cm
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